La Bulgaria: un hub strategico per investire nell'Europa dell'Est

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Nonostante le sfide politiche attuali, le prospettive di crescita del Paese sono solide e offrono un terreno fertile per investimenti a lungo termine. L'Italia, con la sua lunga tradizione imprenditoriale e la sua forte presenza in Bulgaria, è ben posizionata per sfruttare appieno questo potenziale.

La Bulgaria rappresenta un hub strategico per gli investitori che guardano all'Europa orientale, un Paese in piena evoluzione che offre un insieme di vantaggi che lo rendono una destinazione interessante per chi vuole espandere il proprio business in questa regione dinamica. 

Nell'arco degli ultimi tre decenni, la Bulgaria ha infatti compiuto una transizione radicale passando da un'economia centralizzata ad un sistema di mercato aperto. Oggi, il Paese è saldamente integrato nel contesto euro-atlantico, in virtù della sua adesione all’OMC nel 1996, alla NATO nel 2004 all'Unione Europea nel 2007, mantenendo al contempo forti legami economici e culturali con la Russia e la CSI. Questo percorso ha portato a un quadro normativo stabile e uniforme, favorendo gli scambi internazionali e la competitività delle imprese.

Il piccolo Stato dell’Europa orientale è favorito anche dalla sua posizione geografica strategica tra Europa e Asia, fungendo da snodo nevralgico per i flussi di merci e di energia. Il Paese, infatti, è attraversato da 5 corridoi pan-europei, vanta 4 aeroporti internazionali, 2 porti sul Mar Nero, 4 porti fluviali sul Danubio, 60 zone industriali e una moderna rete di autostrade e ferrovie.

L’appartenenza all’Unione Europea garantisce uniformità del quadro giuridico di fondo e l'assenza di barriere doganali all'importazione/esportazione di merci, ferma restando la libera circolazione dei servizi.  Inoltre, la Bulgaria è destinataria di importanti fondi comunitari. Per il periodo 2021-2027 la Commissione europea ha rinnovato l’Accordo di partenariato che determina la strategia per gli investimenti nell’ambito della politica di coesione concedendo alla Bulgaria 11 miliardi di euro. Sommati ai 6,27 miliardi di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i fondi europei ai quali il Paese avrà accesso in questo periodo superano i 17 miliardi di euro. 

Anche la stabilità del quadro macroeconomico costituisce un incentivo ad investire in Bulgaria: secondo il World Economic Outlook del FMI di aprile 2024, nel 2023 il Pil bulgaro è cresciuto dell’1,8%, mentre per la fine di quest’anno è atteso un rimbalzo del 2,7%, che dovrebbe arrivare al 2,9% nel 2025, dati altamente positivi calcolando le attuali pressioni inflazionistiche e l’instabilità del contesto internazionale. Un altro dato molto interessante è quello relativo al debito pubblico che è abbastanza stabile e si attesta ad un livello molto basso (intorno al 30% del PIL). Il settore che produce maggiore ricchezza nel Paese è quello dei servizi (circa i 2/3) seguito da industria (meno del 30%) ed agricoltura (intorno 5%). 

Un altro vantaggio per chi decide di investire in Bulgaria è dato dal suo regime fiscale, che è uno dei più favorevoli in Europa. L'aliquota dell'imposta sul reddito delle società è del 10% (flat tax), la più bassa dell'UE. L'imposta sul reddito delle persone fisiche è sempre del 10%. Le industrie in aree ad alto tasso di disoccupazione beneficiano di importanti incentivi fiscali. Infine, esiste un'esenzione IVA di 2 anni per le importazioni di attrezzature per progetti di investimento superiori a 5 milioni di euro volte a creare almeno 50 posti di lavoro. 

Il basso costo del lavoro e la qualità della manodopera sono altri fattori importanti da non sottovalutare: il costo della manodopera è il più competitivo a livello UE (secondo l’Istituto nazionale di statistica nel 2022 era approssimativamente di 7,82  euro/h). La qualità della manodopera, specie nei settori costruzioni e metalmeccanico e dei servizi IT, è alta. Infatti, ogni anno oltre 60.000 studenti, di cui circa il 98% parla una seconda lingua (solitamente l'Inglese) e oltre il 70% una terza lingua (le più frequenti sono Tedesco, Francese, Spagnolo e Russo), si laureano nelle 51 Università del Paese. Le industrie possono inoltre beneficiare di sovvenzioni per migliorare le qualificazioni degli impiegati.

Anche i costi per l’affitto di uffici e delle utenze sono bassi: basti pensare che il costo dell’elettricità è inferiore di circa il 30% rispetto alla media europea e la velocità di accesso alla rete internet è tra le prime in Europa.

L’unica nota dolente è l'instabilità del quadro politico interno da quando nel 2021, le prolungate proteste popolari contro la corruzione hanno portato alle dimissioni del primo ministro Boyko Borissov e del suo partito (GERB), che governava dal 2009 quasi senza interruzioni. Da allora la Bulgaria vive una paralisi politica permanente che ha visto gli elettori recarsi alle urne 6 volte in 3 anni senza riuscire ad assicurare al Paese un governo stabile e duraturo. Anche le ultime consultazioni politiche, svoltesi il 9 giugno in concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, hanno riproposto uno scenario incerto che potrebbe aprire la strada all’ennesimo ritorno alle urne già in autunno. 

Mentre sullo sfondo restano due questioni importanti che possono far accelerare o rallentare l’integrazione di Sofia con il resto d’Europa. La Bulgaria è stata parzialmente ammessa, insieme alla Romania, nell’Area Schengen e questo sviluppo ha posto fine a tredici anni di attesa dato che il Paese aveva soddisfatto da tempo i criteri richiesti per l’adesione. L’adesione è comunque parziale perché riguarda le sole frontiere aeree e marittime. Quelle terrestri continueranno a essere soggette ai controlli a causa del veto posto dall’Austria che ritiene possibile un eccessivo afflusso di richiedenti asilo provenienti da Bulgaria e Romania, le due nazioni più povere dell’Unione Europea.

Sofia intende inoltre entrare nell’Eurozona ma l’obiettivo di un ingresso nel gennaio 2025 non verrà raggiunto ed è possibile uno slittamento alla fine dell’anno prossimo. L’inflazione continua a ostacolare l’adozione dell’Euro da parte della Bulgaria ma anche l’instabilità politica e l’alternarsi di elezioni e governi non giocano di certo a favore, proprio come nel caso dell’area Schengen, della credibilità della nazione balcanica. 

Il raggiungimento del duplice obiettivo da parte della Bulgaria è vitale per allontanare le mire di Mosca, per rafforzare la coesione interna e per offrire alla popolazione locale dei risultati tangibili portati dall’adesione all’Unione Europea. Un fallimento ed un protrarsi dell’incertezza giocano, invece, a favore dei populismi locali e degli estremismi che possono provocare un’involuzione dello scenario politico e della trazione filo-occidentale del Paese. I prossimi mesi saranno dunque essenziali per capire che direzione prenderà il Paese. 

Rapporti con l’Italia

Ciononostante, la Bulgaria rappresenta un importante mercato per l’Italia, sia in termini di sbocco del made in Italy che di investimenti produttivi.

I rapporti commerciali fra Roma e Sofia sono intensi, con un interscambio commerciale in crescita dal 2014 e che, nel 2023, si è attestato a quasi 7,1 miliardi di euro. I flussi commerciali fra i due Paesi sono sostanzialmente in equilibrio come si evince dal dato sul saldo che è negativo, per il Belpaese, di 477 milioni di euro (dati Osservatorio Economico MAECI)

La Penisola, con un export di circa 3,8 miliardi di euro, rappresenta il secondo Paese fornitore europeo dopo la Germania ed è, inoltre, uno dei principali investitori a Sofia e dintorni. Secondo i dati più recenti rilevati da Confindustria Bulgaria, nell’arco degli ultimi 10 anni il numero delle imprese italiane in Bulgaria è salito di oltre il 300% fino a raggiungere quasi le 9000 unità, con un fatturato di 5 miliardi di Euro, che realizzano quasi il 5% del PIL nazionale e oltre 70 mila posti di lavoro creati sul territorio.

Quasi tutti i prodotti italiani godono di un’elevata reputazione in Bulgaria ed oggi l’Italia esporta nel Paese balcanico principalmente prodotti della meccanica strumentale, soprattutto in ragione dell’ottimo rapporto qualità-prezzo che li caratterizza rispetto ai principali competitor esteri.

Fra gli altri settori che mostrano un particolare dinamismo si segnalano l’agroalimentare e la moda e ciò è confermato dal Festival italiano che si tiene ogni anno fra maggio e giugno, ovvero una tradizionale rassegna di eventi dedicati all’Italia ed alla sua straordinaria offerta culturale ed imprenditoriale. L’Italian style è considerato un cult per la middle-class bulgara che ama mangiare e vestire italiano. In particolare, il comparto food&beverage è fra quelli che cresce con maggiore rapidità trainato dalle vendite di caffè, carni, salumi, olio d’oliva e vino. Nel settore moda si evidenzia la presenza sul mercato delle migliori firme italiane ma sono presenti anche piccoli brand artigianali che, sempre con maggiore frequenza, decidono di aprire dei punti vendita in loco.

Anche la nostra presenza industriale è significativa. È articolata sui settori tradizionali (meccanica e lavorazione dei metalli, agroalimentare, servizi bancari, infrastrutture, energia, distribuzione gas) ma comincia ad interessare anche aree ad alto contenuto innovativo (energie rinnovabili).

Le relazioni sull’asse Italia-Bulgaria appaiono dunque molto solide ed anche nel prossimo futuro la partnership italo-bulgara pare destinata a rinsaldarsi. 

A cura di Piano-export.gov.it

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